Domani, a Torino (Spazio 211, of course) suoneranno i nostri amigos Le man avec les lunettes, che hanno praticamente colonizzato l'ultimo numero di Rumore. Se a qualcuno di voi viene in mente la parola My Honey Mapphia, ecco, io non l'ho scritta...Sull'ultimo numero di Fuori dal Mucchio, ho scritto qualcosina sul loro concerto braidese: poche righe, che spero rendano l'idea.

Uomini con gli occhiali parte prima: bei discorsi sull’estetica indie che appassiona adolescenti e post adolescenti di tutto il (nostro) mondo; l’appartenenza al catalogo di un’etichetta – la MyHoney Records – che diverte solo alla vista, colmo com’è di oggetti romantici e particolari; un tour carico di date in locali piccoli, artigianali, informali. Poi arriva la parte seconda: quella che racconta di una band perfettamente a suo agio nelle atmosfere pop e delicatamente psichedeliche dei pezzi che riempiono l’omonimo album d’esordio, capace di superare la lezione dei tre minuti e via creando un impatto sonoro delicato eppure deciso, sospeso fra ricerche di purezza beatlesiane e scarti cari a Grandaddy e Flaming Lips.
Insomma, un gruppo dalla doppia anima: quella della superficie, che galleggia senza problemi in un lago placido e bucolico, e quella sotterranea, che scalpita in virtù di un approccio spesso obliquo e senza bussola alla materia trattata. Anime che si mostrano, incrociandosi divertite, nella flessuosa “A Tea At The Station” e nella bella cover di “Venus” (rimodellata sull’originale “inno indipendente” appartenuto ai Wedding Present), nel bell’esperimento retropop di “The Dogsitter” e nella stralunata conclusione a base di bis, improvvisazioni e divertiti duetti che regalano ai presenti la convinzione che – in un panorama variopinto e sovraffollato come quello italiano – i Le Man avec les Lunettes rappresentino al meglio la generazione 2.0 di quello che ci ostiniamo a chiamare “sottobosco indie” dimenticando troppo spesso che l’alternativa, quella dei numeri che contano, è ormai retaggio di pochi, pochissimi, disinteressati ascoltatori.
Caffè Boglione, Bra (CN), 2/3/07

Uomini con gli occhiali parte prima: bei discorsi sull’estetica indie che appassiona adolescenti e post adolescenti di tutto il (nostro) mondo; l’appartenenza al catalogo di un’etichetta – la MyHoney Records – che diverte solo alla vista, colmo com’è di oggetti romantici e particolari; un tour carico di date in locali piccoli, artigianali, informali. Poi arriva la parte seconda: quella che racconta di una band perfettamente a suo agio nelle atmosfere pop e delicatamente psichedeliche dei pezzi che riempiono l’omonimo album d’esordio, capace di superare la lezione dei tre minuti e via creando un impatto sonoro delicato eppure deciso, sospeso fra ricerche di purezza beatlesiane e scarti cari a Grandaddy e Flaming Lips.
Insomma, un gruppo dalla doppia anima: quella della superficie, che galleggia senza problemi in un lago placido e bucolico, e quella sotterranea, che scalpita in virtù di un approccio spesso obliquo e senza bussola alla materia trattata. Anime che si mostrano, incrociandosi divertite, nella flessuosa “A Tea At The Station” e nella bella cover di “Venus” (rimodellata sull’originale “inno indipendente” appartenuto ai Wedding Present), nel bell’esperimento retropop di “The Dogsitter” e nella stralunata conclusione a base di bis, improvvisazioni e divertiti duetti che regalano ai presenti la convinzione che – in un panorama variopinto e sovraffollato come quello italiano – i Le Man avec les Lunettes rappresentino al meglio la generazione 2.0 di quello che ci ostiniamo a chiamare “sottobosco indie” dimenticando troppo spesso che l’alternativa, quella dei numeri che contano, è ormai retaggio di pochi, pochissimi, disinteressati ascoltatori.



by Kirstensdiary | categoria: |
